Perché 4 miliardi di persone sono ancora senza Internet?

Secondo l’ultimo report pubblicato da Facebook sulla connettività globale, circa 4,1 miliardi di persone, ovvero quasi il 60% della popolazione mondiale, non hanno ancora accesso a Internet.

L’ITU, Unione Internazionale delle Telecomunicazioni, si auspica che entro il 2020 almeno il 50% delle famiglie dei Paesi in via di sviluppo sarà online grazie ad un approccio coordinato alla connettività.

Nel suo studio sulla connettività globale, Facebook ha identificato le 4 principali barriere che contribuiscono a tenere gli ambiziosi piani dell’ITU fuori portata, evidenziando però le modalità con cui è possibile superare ogni singola sfida.

Disponibilità delle infrastrutture

rete internetLa prima barriera individuata nel report è la disponibilità, ovvero la capacità di accedere al web attraverso una varietà di mezzi differenti, quali rete fissa, wireless o satellitare.
A dispetto delle varie modalità per connettersi, la copertura rimane preclusa a molti.
La diffusione dei dispositivi mobili ha in parte permesso di ridurre il gap, anche se circa 1,6 miliardi di persone non ha mai avuto accesso alle reti 3G o 4G.

Non sorprende che il motivo dell’inaccessibilità alle reti più veloci sia largamente di tipo economico.
Ma una connessione in luoghi remoti può costare 2/3 volte tanto rispetto alle aree urbane, dove il ROI è anche più alto grazie alla maggior domanda.
Inoltre gli abitanti delle regioni rurali mostrano una domanda alquanto bassa per quanto riguarda i servizi online, soprattutto perché non vedono in che modo Internet possa arricchire le loro vite.

Nonostante ciò, nuove e innovative soluzioni a queste sfide infrastrutturali sono in aumento.
La costosa tecnologia satellitare può essere ad esempio rimpiazzata con soluzioni creative che includono droni, palloni aerostatici, satelliti in orbita terrestre medio/bassa e ad orbita geostazionaria.

Sostenibilità economica

accesso internetIl reddito rimane una delle barriere principali per l’accesso a Internet. Il prezzo dei servizi di connettività insieme al costo dei dispositivi è uno dei fattori che mantiene molta gente offline.
Il report di Facebook stima che il costo di un piano da 500 MB al mese rimane finanziariamente insostenibile per 2 miliardi di persone. Per i Paesi avanzati, che consumano in media tre volte tanto, 500 MB/mese sembrano invece decisamente insufficienti.
A dispetto del gap nei consumi tra i Paesi emergenti e quelli avanzati, il costo dei consumi è esattamente all’opposto. Un abitante dei paesi emergenti spende in media il 4% delle sue entrate mensili per Internet, mentre una persona dei paesi sviluppati spende la metà.

Facebook stima però che nel 2015, grazie alla crescita del reddito globale e al calo dei prezzi, circa 500 milioni di persone in più hanno avuto accesso alla rete.
L’inarrestabile miglioramento delle tecnologie, il costante aumento del reddito globale ma anche modelli di business innovativi permetteranno di proseguire con questa tendenza.

Rilevanza di Internet

WiFiMolte persone che vivono nei Paesi in via di sviluppo non capiscono la rilevanza di essere online.
La lingua rimane il più evidente dei problemi legati alla rilevanza globale di Internet.

Facebook è attualmente disponibile in 139 lingue, Google Translate in 103, Widipedia 55. Ma nel mondo ci sono più di 7.000 lingue e si calcola che per raggiungere il 98% della popolazione globale, la rete dovrebbe ospitare 800 lingue.
Questa divisione linguistica è stata in parte attenuata dall’espansione della seconda lingua. Per esempio, i 55 idiomi rilevanti di Wikipedia, con 100.000 voci o più, costituiscono la madre lingua di circa il 58% della popolazione mondiale; se però prendiamo in considerazione la seconda lingua, l’accesso si espande al 67%.

Ma chiedere alle persone di parlare una seconda lingua può essere disincentivante o, ancor peggio, palesemente offensivo. Un approccio più collaborativo e vincente consiste nel guidare la creazione di contenuti attraverso il supporto di dispositivi e software in lingua locale.

Prendiamo, ad esempio, la Tanzania, dove il 98% della popolazione parla Swahili. Quando Facebook introdusse la sua piattaforma in Swahili, il numero di utenti in Tanzania crebbe significativamente.

Preparazione

Supponiamo che, una volta superate tutte le sfide sopracitate, Internet diventi virtualmente accessibile a tutti: la gente sarà pronta?

Il tasso di alfabetizzazione nel mondo continua a costituire un ostacolo per le popolazioni dell’India, dell’Africa e del Medio Oriente, indipendentemente dalla loro accessibilità alla rete. L’istruzione nel complesso rimane la principale barriera. In uno studio condotto da Facebook su 11 Paesi, più dei 2/3 delle persone attualmente offline non sa neppure cosa sia Internet. Per non parlare del gap di genere, che in India raggiunge percentuali del 60-70%!

Ci sono però numerose iniziative già in corso per contrastare tali disuguaglianze. In Pakistan, ad esempio, in più di 120 villaggi stanno formando le competenze informatiche di 3.000 ragazze e l’obiettivo è quello di arrivare a 20.000.

In conclusione, il sogno di un mondo completamente connesso non è irrealistico, ma richiede l’impegno di imprese private, governi, cittadini e iniziative non-profit per raggiungere un obiettivo comune.

Rumors su Apple iPhone 7 e iPhone 7 Plus

Apple si prepara ad un 2016 di fuoco: l’anno nuovo è iniziato non da molto, ma l’azienda di Cupertino si prepara a far esordire sul mercato i suoi nuovi gioielli nel comparto della telefonia mobile. E stavolta l’offensiva potrebbe essere a 360 gradi, visto che oltre al modello 7 di iPhone e ad un iPhone 7 Plus, lanciato sulla falsariga del predecente 6, potrebbe esordire sul mercato una versione potenziata del celebre melafonino, chiamata iPhone 7 Pro.

iPhone conceptLa novità principale nel design di iPhone 7 sarà con ogni probabilità, dalle indiscrezioni che sono fin qui trapelate, il display flessibile. Non ci sono ancora conferme ufficiali in merito, ma la funzionalità dovrebbe far parte di un piano per aumentare ulteriormente l’area dello schermo dell’iPhone. Per arrivare alla funzione widescreen sarebbe stato impementato un apposito tasto, che permetterebbe ad iPhone di aumentare l’area di visione disponibile. Come per iPhone 6, una delle prerogative di Apple sembra essere dunque quella di migliorare l’esperienza d’utilizzo tramite un’ampiezza dello schermo maggiore.

I rumors sono molteplici anche per quanto riguarda la maneggevolezza e la leggerezza dell’apparecchio, che dovrebbe arrivare in questa versione 7 a soli 3,5 millimetri di spessore. Un assottigliamento notevole che potrebbe portare alla scomparsa del jack per le cuffie e i dispositivi audio, anche se non si sa ancora come questa mancanza sarà sostituita. La definizione della fotocamera dovrebbe migliorare e da più parti si è parlato dell’implementazione di una doppia fotocamera posteriore sul nuovo modello, anche se su più fronti si è sussurrato che questa novità, che potrebbe portare iPhone 7 a competere come prestazioni con gli smartphone più performanti sul campo delle foto, sarà disponibile solo nella versione potenziata, iPhone 7 Plus.

Ma a livello hardware quali saranno le novità principali che riguarderanno iPhone 7? Sicuramente il chip “A10 Esa-Core” che si concentrerà su un aspetto sulel quali si sono concentrate molte lamentele degli utenti Apple per quanto riguarda iPhone 6, ovvero l’utilizzo e l’autonomia della batteria. iPhone 7 sarà pensato per durare più a lungo e per non avere l’esigenza costante di una presa di corrente o di una batteria portatile a due passi. La memoria Ram dovrebbe essere di 2 gigabyte per il modello base, mentre per iPhone 7 Plus si dovrebbe arrivare a 3 giga. Parlando invece della definizione del display, si era mormorato negli ultimi mesi di un imminente passaggio alla tecnologia OLED, che non dovrebbe però andare in porto. Bisognerà attendere come minimo un altro anno per vivere questo salto di qualità nella risoluzione del display.

E qui scattano le indiscrezioni sulla realizzazione di un iPhone 7 Pro, che non dovrebbe uscire contemporaneamente al modello base e al modello Plus, ma che dovrebbe rappresentare una versione all’ennesima potenza, con novità sulla falsariga del display OLED, per chi vorrà avere a disposizione una versione professionale, come suggerito d’altronde dal nome, del gioiellino di casa Apple. Ultime ipotesi sul prezzo: in quanto top di gamma della casa di Cupertino, iPhone7 e iPhone 7 Plus come al solito non avranno prezzi d’acquisto propriamente abbordabili. Si potrebbe partire dai 750 euro della versione base (leggermente superiore dunque ad iPhone 6 che era stato lanciato a 729 euro), fino ad arrivare ai circa 1000 ai quali sarà proposto sul mercato iPhone 7 Plus, per una data di uscita che dovrebbe oscillare tra settembre (Stati Uniti) e ottobre (Italia).

Spotify passa a Google Cloud Platform

Sportify rappresenta ormai da anni un punto di riferimento per gli amanti della musica online. I numeri della piattaforma che permette di ascoltare brani musicali in streaming sono in costante crescita, con oltre due miliardi di playlist create dagli utenti, ed un numero di brani musicali disponibili che ha da tempo sfondato il tetto dei trenta milioni.

Un cambio epocale sta però riguardando Spotify e la sua immensa capacità di archiviazione, anche se gli oltre settantacinque milioni di utenti iscritti alla piattaforma non avranno il sentore di ciò che sta per accadere. Spotify abbandonerà infatti i server di proprietà e passerà il suo immenso archivio su Google Cloud Platform. Un trasferimento di dati enorme ed un progetto che nasconde in realtà grandi ambizioni di potenziamento, come confermato dai dirigenti di Spotify.

Google Cloud PlatformUna voce ufficiale per quanto riguarda l’operazione è arrivata direttamente da Google Cloud Platform, specificamente nella presona di Guillaume Leygues, che in qualità di Lead Sales Engineer dei server cloud della Grande G ha svelato qualche dettaglio in più sul progetto. Secondo Leygues l’idea è nata quando gli ingegneri che lavorano alla piattaforma di Spotify si sono chiesti se valesse la pena continuare a sfruttare i propri server ed approntare una piattaforma nativa, costruita cioè sotto lo stesso tetto dell’azienda. Uno sforzo enorme per garantire alle decine di milioni di utenti di Spotify di avere sempre a disposizione la loro musica preferita, garantendo la perfetta organizzazione della macchina.

Una carta ed un modus operandi finora rivelatisi vincenti, ma che hanno costretto Spotify, come detto, ad impiegare un gran numero di risorse interne che avrebbero invece potuto dedicarsi allo sviluppo del software e ad altre attività che avrebbero potuto potenziare un brand attaccato negli ultimi anni da un gran numero di iniziative concorrenti, su tutte quella di Apple Music. Dunque Spotify, per aumentare la propria competitività ed investire sull’innovazione ha deciso di dismettere progressivamente il suo data center, per passare al cloud e al servizio offerto in merito da Google Platform.

Una decisione che ha avuto anche le sue implicazioni commerciali, con Spotify che ha valutato quale fosse la soluzione più conveniente e al tempo stesso più efficace per le proprie esigenze. Lo stesso Leygues ha spiegato come la migrazione avverrà in due fase distinte: prima Spotify farà passare alcuni dei propri servizi attraverso il Cloud di Google Platform, poi si passerà al trasferimento dei dati vero e proprio, con l’immensa banca dati della piattaforma di musica in streaming che sarà gestita da Mountain View.

Questo permetterà a Spotify di affidarsi a tecnologie completamente nuove sul campo, come “BigQuery” e “Dataproc” che garantiranno anche un servizio di ricerca più rapido ed una indicizzazione dei trenta milioni di brani (numero destinato a crescere esponenzialmente) ancora più efficace e soprattutto veloce. La gestione dei dati e lo storage, grazie al Cloud Networking garantito da Google, faranno compiere un passo avanti decisivo all’esperienza di Spotify e soprattutto garantiranno agli ingegneri dell’azienda la possibilità di destinare maggiori risorse e idee allo sviluppo della piattaforma, che sta diventando in tutto il mondo uno dei maggiori strumenti per la fruizione della musica, con oltre sessantacinque milioni di ore di brani ascoltati in un anno.

Come fare soldi con Internet

Come guadagnare soldi con Internet? Prima di rispondere a questa domanda bisognerebbe però ricordare con forza che se è possibile farlo, dall’altro lato non esistono ricette magiche. In pratica guadagnare con Inernet è possibile, a patto di farne un vero e proprio lavoro. Pensare di poter incamerare migliaia di euro in pochi minuti come promettono le mirabolanti pubblicità che giungono attraverso la posta elettronica, è fuori da ogni logica e prepara soltanto la strada a cocenti delusioni.

fare soldi con InternetFare soldi con Internet è possibile in particolare seguendo due strade: generare contenuti in grado di essere letti e su cui poi innestare pubblicità, ovvero un blog o un sito personale, oppure provare la strada del commercio elettronico.

Si tratta con tutta evidenza di strade molto diverse. Nel primo caso, infatti, si punterà a valorizzare la propria capacità di scrivere contenuti interessanti, in grado di trattare tematiche molto popolari. Basta vedere ad esempio il successo che è stato ottenuto da alcune blogger che trattano di materie come cucina o moda. Le più brave sono addirittura riuscite ad approdare in televisione, come Chiara Maci, grazie all’interesse che sono riuscite a creare intorno al proprio blog.

Chi ha un sito o un blog personale in grado di attirare un pubblico consistente, nell’ordine di migliaia di visualizzazioni giornaliere, può a sua volta provare la strada di AdSense, il programma pubblicitario messo a disposizione da Google. In pratica una volta accettata la richiesta di affiliazione,la piattaforma fornisce un codice da introdurre sulle proprie pagine, grazie al quale saranno visibili le pubblicità del circuito pubblicitario creato dal famoso motore di ricerca.

Altro modo di sfruttare i contenuti, in questo caso i video, è quello di creare un proprio canale su YouTube e affiliarsi al programma che consente di caricare banner all’interno delle proprie creazioni. YouTuber come Favij sono riusciti a diventare un vero e proprio fenomeno di massa, guadagnando cifre molto elevate.

Infine non va dimenticata l’opportunità fornita dai content marketplace, ovvero i siti che mettono a confronto le richieste di chi cerca contenuti e chi invece è in grado di produrli. Una strada ormai aperta anche in Italia e sfruttata da chi ha le competenze professionali ideali per scrivere articoli sul web.

Ognuna di queste strade consente di guadagnare più o meno bene, a patto però di capire che si tratta di lavorare duramente, senza smettere mai di continuare una formazione professionale in grado di mantenere elevato il proprio rendimento, senza pensare a facili scorciatoie, che non esistono.